CARL GUSTAV JUNG

Ogni essere umano può cercare e trovare la sua vera strada, se solo lo vuole veramente!

“…In ogni caos c’è un cosmo, in ogni disordine un ordine segreto…”

“…A quanto possiamo discernere, l’unico scopo dell’esistenza umana è di accendere una luce nell’oscurità del mero essere…”

Jung vede l’esistenza come un processo continuo che porta a cercare di elaborare le proprie esperienze senza seguire un modello preciso, perché ognuno di noi può trovare la strada per stare bene, visto che l’uomo stesso è limitato fisicamente ma illimitato ed illimitabile nello spirito.

Alcuni concetti fondamentali del pensiero junghiano

  • Egli afferma che la natura umana è un ricco insieme di indeterminato e indeterminabile. Nell’arco della vita le nostre potenzialità sono infinite e diverse, perciò possono cambiare continuamente, di conseguenza diventa importante l’equilibrio fra le parti. Tutto è relativo, soggettivo e/o parziale. Siamo indeterminati ed indeterminabili nell’anima.
  • Per quanto riguarda l’individuazione Freud affermava che l’inconscio alla nascita era un contenitore vuoto e durante la vita si riempiva di cose che la coscienza riteneva “inutili”. Secondo Jung invece l’inconscio non è solo il luogo di rimozione perché fin dalla nascita l’essere umano ha una sua autonomia ed è necessario dare importanza anche alla persona e al suo contesto. Egli considera questo processo come un mezzo che porta a cercare, in qualche modo, di elaborare le proprie esperienze per tendere a stare bene.
  • Ognuno di noi può essere in grado di trovare la strada per il proprio benessere.
  • Non c’è miglioramento se non c’è la presa in carica di ciò che è tutta la nostra realtà. L’essere umano altrimenti è riportato ad una condizione ridotta della sua ricchezza, nella quale si ritrova a subire e basta. Non si può restringere l’orizzonte delle possibilità per aiutarci nel nostro cammino. Niente è determinato, niente è determinabile si può migliorare. Nella vita moderna passiamo più tempo a cercare ciò che non abbiamo da un punto di vista materialistico, e questo può costituire un problema poiché ci può portare lontano dalle nostre necessità di realizzazione e crescita spirituale. Il processo di individuazione ha luogo dopo che si è esaurito il processo di adattamento (compito di tutti), che per Jung avviene nella prima parte della vita. L’individuazione poi diventa, invece, un’esigenza e questa affiora nella seconda metà della vita (appannaggio di pochi). Ognuno ha la sua vita e svilupperà il suo modo di arrivare al suo “Sé”. La vita è dinamica, è personale nel suo modo di essere.
  • Per Jung, a differenza di Freud, diventa importante la finalità perché essa ci permette di trasformare ciò che in un certo momento è patologico in qualcosa che è e sarà più utile: acquisire la capacità di convertire. Inoltre la persona che presenta dei problemi o delle sofferenze ha già in sé la causa. Perché andare indietro? Guardiamo avanti per poter risolvere le problematiche, trovare un obiettivo, una finalità per cui l’individuo possa raggiungere uno stato che dia un senso alla sua realtà. L’atteggiamento di Jung quindi è orientato a dare alla persona un’apertura al proprio presente, per ricercare nuove e più equilibrate prospettive di vita. La forza di cambiamento risiede nel poter configurare un futuro che non sia la conferma o la ripetizione del passato.

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La psicologia analitica di Jung, in sintesi, vuole essere non solo uno strumento per guarire da patologie psicologiche ma anche una sorta di filosofia di vita, o meglio uno strumento per adattare la propria anima alla vita e poterne cogliere tutte le potenzialità di espressione e specificità individuale. Dovremmo cercare di guardare, dice Jung, il nostro interno attraverso anche una visione spirituale per vedere i fatti di noi che magari non vogliamo vedere. Ecco che per un discorso di equilibrio dobbiamo completarci come entità e prendere coscienza che abbiamo più parti dentro di noi che chiedono di essere solo sviluppate, comprese, osservate, capite.

Se il mondo va male è perché ciascuno di noi va male…perché io vado male… solo se ognuno di noi migliora, il mondo può migliorare…”.

In conclusione l’individuo può liberarsi del suo disagio riaffrontandolo da un punto di vista “trascendentale”, cercando di arricchirsi spiritualmente, conquistando una mentalità più positiva. La vita psichica dell’uomo civile è ricca di problemi, ma non la si potrebbe concepire senza di essi. Problema significa dubbio, incertezza e così diamo libero ingresso alla paura e questa ci fa abbandonare la guida sicura dell’istinto innato che possediamo.

Consideriamo invece che ogni problema è allo stesso tempo una possibilità di espansione della coscienza e della conoscenza, quindi un’opportunità per un futuro migliore.

Giulia Zeroni

Consulente del Ben*Essere su misura – giornalista pubblicista

(articolo pubblicato 29 gennaio 2012 sul quotidiano “Mondoliberonline.it”, non più attivo)